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Il comunismo è un movimento reale

"Il comunismo ... non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi ... [è] il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente." (Marx-Engels, L'ideologia tedesca, 1845)

Cronologia

Passato, presente

Il mondo in cifre

Cina e India rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 6% della produzione; Usa, Giappone, Ue rappresentano il 15% della popolazione e l'80% della produzione

Bibliografia

Testi essenziali

Usa 2006: 35mln alla fame

In America nel 2006 oltre 35 milioni di persone, pari a piu' di un americano su dieci, ha in qualche momento dell'anno sofferto la fame. I 35,5 milioni di americani alla fame rappresentano il 12,1 per cento del totale della popolazione. Nel 2005 gli americani alla fame erano stati 400 mila in meno rispetto al 2006.

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lunedì, 15 novembre 2004
Il comunismo pre-marxista

Fin dall'antichità, la lotta degli schiavi vede diversi momenti di esperienza di società organizzate in maniera comunista.

Asia minore tra il 132-130 a.c.: Aristonico è il capo di questo movimento rivoluzionario, che si sviluppa in Grecia ed in Asia minore. I Traci si uniscono alla rivolta. Il programma esprimeva un chiaro contenuto sociale e rivoluzionario e perseguiva l’obiettivo di instaurare lo Stato del Sole. Lo Stato del Sole – gli schiavi erano chiamati da Aristonico " eliopoliti" (cittadini del Sole) doveva essere il regno della libertà e dell’uguaglianza, dove non sarebbero esistiti né ricchi, né poveri, né schiavi, né padroni. Aristonico promuove nei territori sottoposti al controllo degli schiavi liberati, un vasto programma di riforme nello spirito delle utopie elleniche: distribuzione delle terre, democrazia assembleare.

Roma: Spartaco 74 – 71 a.c. L’intera comunità sperimenta nel corso della lotta per la prima volta un’economia ed una società comuniste per organizzazione del lavoro, produzione e distribuzione, determinando un innalzamento rivoluzionario degli schiavi. I combattenti di Spartaco furono sconfitti perché non ebbero la possibilità storica di prevalere: il sistema avversario era ancora troppo forte e gli schiavi non erano ancora riusciti a concepire appieno un mondo senza schiavitù. Le prime bande disorganizzate avevano iniziato la loro rivolta a Capua e avevano imparato dal nemico a battersi sul campo durante il combattimento stesso. In capo a due anni, dopo aver sconfitto tre eserciti romani, avevano dominato la Valle Padana e l'Italia del sud. Alcune fonti parlano di centomila armati. Sembrava un esercito invincibile, sostenuto dalla forza di chi non ha nulla da perdere e dalla capacità militare acquisita unendo l'abilità individuale alle tecniche del nemico. Eppure Spartaco fu sconfitto non tanto dalle legioni di Crasso, quanto dal fatto che Roma era nel pieno della sua forza e un capo di schiavi, abile fin che si vuole, era destinato a rimanere un capo di schiavi. Spartaco non poteva trarre vantaggio sociale dopo le vittorie perché non era ancora all'orizzonte il tramonto della schiavitù. Questa fu la tragedia che terminò con lo sterminio. Ma Spartaco è, e resta, un militante della rivoluzione umana.

In tutto il corso del processo rivoluzionario borghese scoppiarono dei moti autonomi di quella classe che era la precorritrice più o meno sviluppata del proletariato. Così nell’epoca della Riforma e della Guerra dei Contadini in Germania nel 1500 gli anabattisti e Thomas Munzer. Munzer, seguace dello scisma di Lutero, fu protagonista con la setta degli anabattisti di un moto rivoluzionario contadino in Turingia nel 1525. Federico Engels ha studiato approfonditamente questa importante esperienza rivoluzionaria in " La guerra dei contadini in Germania".

Nella grande rivoluzione inglese del 1648 i Livellatori: movimento popolare della città e della campagna durante la rivoluzione inglese del 1648 avanzarono proposte democratiche radicali nella direzione appunto dell’uguaglianza sociale e del superamento della proprietà privata.

Nella grande rivoluzione francese con Babeuf, che fu a capo del moto rivoluzionario comunistico che, approdato alla Costituzione francese del 1793, fu represso nel sangue dalla controrivoluzione nel 1796: il Direttorio, che durò dal 1795 al 1799 e rovesciato da Napoleone Bonaparte.

Accanto a queste levate di scudi rivoluzionarie di una classe ancora immatura si ebbero diverse manifestazioni programmatiche, che restarono sul piano della pura teoria.

Nei secoli XVI e XVII le descrizioni utopistiche di regimi sociali ideali: Tommaso Moro, Utopia, e Tommaso Campanella, La città del Sole; nel secolo XVIII le teorie comuniste vere e proprie: Morelly, abate francese del Settecento, autore di un Codice della Natura, in cui sostenne l’abolizione della proprietà privata; Mably (1709-1785) vagheggiò il ritorno all’uguaglianza primitiva ed alla comunanza dei beni.

La rivendicazione dell’uguaglianza non si limitò più ai diritti politici, essa doveva estendersi anche alla posizione sociale dei singoli, doveva estendersi alla soppressione dei privilegi di classe ed alle differenze sociali. La prima forma con cui la nuova dottrina fece la sua comparsa fu un comunismo ascetico, ugualitaristico: utopistico.

In realtà in questo vasto movimento che si sviluppa lungo tutto il corso della Storia oltre ad esprimere un moto non poteva andare, giacché si trovavano a cozzare violentemente contro le condizioni oggettive ed i vincoli che tali condizioni dettavano.

Nonostante le brutali e disumane condizioni di vita materiali e spirituali in cui le classi sfruttate ed oppresse si venivano a trovare nella società schiavista, feudale e borghese, fino al 1870 – con tutti i limiti delle datazioni dei periodi – quelle società: schiavista, feudale, borghese, basate sulla proprietà privata, costituivano i passaggi necessitati, costituivano, cioè, i metri con cui l’umanità poteva procedere in avanti. Esistono ben precise leggi scientifiche, che regolano la vita ed il corso degli uomini: la loro storia appunto.

La scoperta di queste leggi è merito di Karl Marx e Friedrich Engels. E’ scoprendo queste leggi che Marx ed Engels hanno sottratto il comunismo dall’utopia, facendolo transitare a Scienza: l’evoluzione, appunto, del socialismo dall’utopia (Fourier, Saint Simon, Owen) alla Scienza.
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Occorre ben distinguere e non farsi abbagliare dalla forma più immediatamente egualitaristica e su base solidaristica di un programma.

La teoria che, ad es., Platone espone in " La Repubblica" e " Le Leggi" è una teoria assolutamente reazionaria, ove la non esistenza della proprietà privata è legata ad un governo di élite, che seleziona ferocemente la formazione del gruppo dirigente ed impone alla società una rigida ed insopportabile divisione in caste. L’opposizione alla proprietà privata in Platone è il risultato della più generale posizione di classe di Platone. Dinanzi alla disgregazione della ‘ pòlis’, o città-stato, di Atene, dinanzi alla dissoluzione dei vincoli di sangue sui quali si basava la città-stato di Atene e l’avanzamento dei nuovi rapporti di produzione schiavisti, che si affermeranno decisamente da lì a poco con Alessandro Magno, Platone oppone il livello proprietario della ‘ pòlis’: di qui il governo degli ottimati e dei filosofi, o ‘ sofòs’, che nelle condizioni date poteva essere esercitato solo dalla classe aristocratico nobiliare della ‘ pòlis’: ossia esattamente quella classe che i nuovi rapporti di produzione spazzavano via.

L’esperienza della comunità comunistica di san Leucio, in provincia di Caserta, organizzata e finanziata dal re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, la cui ideazione è iniziata nel 1776 e l’attuazione nel 1789, costituisce essa stressa un’altra esperienza reazionaria. Il problema di Ferdinando IV di Borbone è di avere una produzione di seta di alta qualità e poiché vi era una grande mobilità degli operai più bravi e qualificati, che determinavano a volte la fortuna di un’azienda o il suo fallimento se si spostavano ad altra azienda, con una regolamentazione ‘comunistica’ voleva conseguire l’obiettivo di una stabilità della manodopera e garantirsi la riperpetuazione della specie di quel particolare proletariato specializzato, consentendone non solo la riperpetuazione fisica ma anche la trasmissione delle conoscenze e dell’esperienza.

In definitiva è un’operazione non dissimile da quella portata avanti dai proprietari di schiavi nell’antica Roma, quando attorno al I° secolo d.c. vista la non redditività del lavoro schiavista e nel tentativo di coinvolgere più direttamente la forza lavoro nella conduzione del latifondo, portavano avanti il processo di legare questa massa di schiavi alla terra, dando loro la libertà in cambio di un riscatto monetario ma al patto che rimanessero sulla terra e garantissero una certa massa di servizi e di produzione al padrone della terra e degli altri mezzi di produzione.

(liberamente tratto da: Istituto di Studi Comunisti di Napoli)


Postato da: s.b. a 18:27 | link | commenti
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