il comunismo è un movimento reale
"Il comunismo ... non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi ... [è] il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente." (Marx-Engels, L'ideologia tedesca, 1845)
Cina e India rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 6% della produzione; Usa, Giappone, Ue rappresentano il 15% della popolazione e l'80% della produzione
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In America nel 2006 oltre 35 milioni di persone, pari a piu' di un americano su dieci, ha in qualche momento dell'anno sofferto la fame. I 35,5 milioni di americani alla fame rappresentano il 12,1 per cento del totale della popolazione. Nel 2005 gli americani alla fame erano stati 400 mila in meno rispetto al 2006.
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Nel 1889, dopo anni di provvisoria eclisse del movimento rivoluzionario organizzato1, viene costituita la “Seconda Internazionale”2.
Essa rappresenta per i partiti "nazionali" del proletariato una scuola di azione politica e di internazionalismo. In tutti i paesi più o meno sviluppati nascono partiti politici ed organizzazioni sindacali operaie di massa, legati tra loro da questo comune vincolo internazionalista. Questo stadio di sviluppo del movimento e del partito era già stato fissato dal Manifesto: "La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. È naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia".
Il lungo periodo di "pacifico" sviluppo capitalista porta nella Seconda Internazionale i germi del riformismo e del revisionismo. Le sezioni "nazionali" di essa sviluppano, nei singoli paesi, caratteri particolaristici, nazionali e locali, sempre più accentuati, sino a trasformarsi — nella maggior parte dei casi — in partiti "sostanzialmente nazionali", alla coda degli interessi borghesi, di cui, allo scoppio della prima guerra mondiale, non disdegnano di prendere nelle proprie mani la bandiera. È il "tradimento" della Seconda Internazionale che, dopo lunga incubazione si rnostra in piena luce col 4 agosto della socialdemocrazia tedesca e, dietro di essa, dei maggiori partiti socialdemocratici.
In ciò la Seconda Internazionale si può dire abbia compiuto un arretramento rispetto alle esperienze precedenti. Ma il suo risultato storico, di raggruppamento delle forze proletarie in organizzazioni di massa capaci di azione politica, non sarà cancellato. Il nuovo stadio di sviluppo del Partito non potrà nascere che dalla riacquisizione di tutto il percorso precedente, depurato dalle escrescenze prodotte dal "pacifico" sviluppo capitalista (e di completamento coloniale) tra il 1889 ed il 1914. E questo Partito sarà l'Internazionale di Lenin, nata nel '19, che rappresenta la continuità del movimento rivoluzionario di classe "nell'epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria" internazionale.
Organo di coordinamento internazionale tra tutti i sindacati e i partiti socialisti, viene fondato a Parigi nel luglio 1889 al termine di un congresso promosso da due dirigenti del Partito operaio francese, J. Guesde e P. Lafargue. A differenza della prima Internazionale rinunciò a dotarsi di una struttura organizzativa centralizzata e soltanto nel 1900 furono costituiti un comitato esecutivo e un segretariato sotto la presidenza del belga C. Huysmans. I momenti più significativi della sua attività furono pertanto rappresentati dalle assise dei congressi (otto tra il 1891 e il 1912), che servirono da tribuna per regolare alcuni contrasti interni e per dibattere questioni d'interesse generale, come il revisionismo e il ministerialismo, il colonialismo e il problema delle nazionalità, la lotta contro la guerra e l'eventuale utilizzazione dello sciopero generale. Fin dalla prima riunione pose al centro del suo programma la necessità di costituire ovunque partiti politici proletari che, pur evitando intese con i partiti cosiddetti "borghesi", accettassero il parlamentarismo e se ne servissero per migliorare la legislazione sociale e le condizioni di vita delle masse lavoratrici. Il “marxismo” divenne la dottrina ufficiale dell'organizzazione, ma ben presto l'accentuarsi delle differenziazioni di carattere nazionale tra i vari partiti socialisti ne mise in crisi la compattezza e l'omogeneità.
Cronologia Congressi
- I Congresso (costitutivo), a Parigi (14-20 luglio 1889). Il Congresso operaio internazionale socialista si costituisce in Seconda Internazionale3. Vi prendono parte 391 delegati provenienti da 22 paesi d’Europa (221 francesi, 81 tedeschi, 22 inglesi, 14 belgi, 8 austriaci, 6 russi, e delegazioni minori da Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Svizzera, Polonia, Romania, Italia, Ungheria, Spagna, Portogallo, Boemia e Bulgaria) e osservatori dagli Usa, Argentina e Finlandia. O.d.g.: legislazione internazionale del lavoro; giornata lavorativa di 8 ore; divieto del lavoro dei fanciulli e misure atte a proteggere il lavoro dei ragazzi e delle donne; viene deciso di organizzare per il 1° maggio 1890 una manifestazione per la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore, da tenersi simultaneamente in tutti i paesi. Vi partecipano i più importanti esponenti del socialismo internazionale: W.Liebknecht, A.Bebel, E.Bernstein (non ancora “revisionista”), K.Zetkin, J.Guesde, E.Vaillant, Ch.Longuet e P.Lafaurge (questi ultimi due generi di Marx), C. de Paepe e E.Vandervelde (Belgio), V.Adler (Austria), L.Frankel (Ungheria), P.Iglesias e J.Mesa (Spagna), G.V.Plechanov (Russia), A.Costa e A.Cipriani (Italia)4. (Eleanor Marx, “Tussy”, è presente come delegata per la Francia.)
- II Congresso, a Bruxelles (16-22 agosto 1891). Partecipano 337 delegati di 15 paesi europei e Usa. Punti principali: lotta al militarismo; questione sindacale (centralità dei sindacati e dello sciopero); il 1° maggio come giornata di lotta internazionale per le 8 ore; abolizione del cottimo; parità diritti civili e politici alle donne.
(Conferenza preparatoria di Bruxelles, il 26 marzo 1893.)
- III Congresso, a Zurigo (6-12 agosto 1893). Oltre 400 delegati di 20 paesi. Risoluzioni: preclusione agli anarchici; uso tattico del parlamento per la conquista rivoluzionaria del potere politico; lotta al militarismo, contro i crediti di guerra, per il disarmo e l’abolizione degli eserciti permanenti. Engels eletto presidente (ma morirà nel 1895), chiude il Congresso.
- IV Congresso, a Londra (27 luglio -1 agosto 1896), con 476 delegati. Si dibatte del diritto delle nazioni all’autodeterminazione e politica anti-coloniale. Nella risoluzione finale, il congresso predica l’ineluttabile rivoluzione socialista e considera che lo “sviluppo economico e industriale avanza con tale rapidità che una crisi si può verificare in un tempo relativamente breve. Il Congresso insiste dunque presso il proletariato di tutti i paesi sull’assoluta necessità di insegnare ai cittadini coscienti della loro classe ad amministrare i loro rispettivi paesi, nell’interesse comune”. Il 31 luglio, si tenne una riunione privata delle delegate socialiste femminili.
(Conferenza preparatoria di Bruxelles, del 27-28 maggio 1899. Undici partiti furono rappresentati da esponenti quali Bebel, Liebknecht, Singer, Adler, Plechanov ecc.)
- V Congresso, a Parigi (23-27 settembre 1900), forte delegazione russa (23) e polacca la quale, con R.Luxemburg animò il dibattito sull’anti-militarismo (e contro il colonialismo). Viene formato il Bureau Socialiste International (Bsi), composto da due delegati per paese, convocato periodicamente in riunione plenaria, con sede a Bruxelles, dispone di una Segreteria permanente, mentre la delegazione belga svolge la funzione di Comitato esecutivo. Il Bsi terrà, dal 1901 al 1914, 16 riunioni plenarie (Lenin vi rappresentò il Posdr dal 1907 al 1914).
- VI Congresso, ad Amsterdam (14-20 agosto 1904). O.d.g.: 1) tattica internazionale; 2) politica coloniale; 3) sciopero generale; 4) politica sociale e assicurazioni sociali per gli operai; 5) i trusts e la disoccupazione; ecc. (Lenin non partecipa). Bebel e Kautsky giungono al congresso, vantando la loro lotta al revisionismo di Bernstein. Jaurès critica l’anti-revisionismo dei tedeschi in quanto era più di facciata che sostanziale, e rivendica maggior libertà di azione (riformista) ai singoli partiti nazionali. La “risoluzione di Dresda” (che approvava la linea tedesca anti-revisionista) fu approvata, con 25 voti a favore, 5 contrari e 12 astensioni. Si decise, inoltre, che in ogni paese ci dovesse essere un solo partito socialdemocratico. Per la questione dello sciopero generale come arma di lotta del proletariato, fu approvata la risoluzione olandese5 proposta da Henriette Roland-Holst con 36 voti favorevoli, 4 contrari e 3 astensioni. Durante la discussione sulla questione coloniale, fu approvata una risoluzione a firma di S.G.Hobson, della società Fabiana inglese, di denuncia del saccheggio britannico dell’India.
- VII Congresso, a Stoccarda (18-24 agosto 1907). Presenti 884 delegati di 25 nazioni, incluse Argentina, Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Inghilterra, Germania, Italia, India, Giappone, Norvegia, Polonia, Russia, USA e un delegato dal Sud Africa. Furono approvati gli statuti e i regolamenti dei Congressi e del Bsi. La corrente rivoluzionaria guidata da Rosa Luxemburg, Lenin e Martov, contrari a ogni patriottismo, si scontrò con i moderati che in caso di guerra si proclamavano decisi, a determinate condizioni, a difendere il proprio paese. Questo era un punto chiave, cruciale. Infatti, lo scoppio della prima guerra mondiale comportò la fine della seconda Internazionale poiché prevalsero, nella maggior parte dei partiti socialisti aderenti, l'istinto patriottico su quello internazionalista e la necessità di accorrere a difendere i rispettivi paesi impegnati nel conflitto. Le mozioni sul tema della guerra furono 4: quella di Bebel (a favore di un “sistema difensivo democraticamente organizzato”), quella di Vaillant e Jaurès (prevenire e impedire la guerra con ogni mezzo), quella di Guesde (contro le campagne anti-militariste) e quella di Hervé (sciopero e insurrezione contro la guerra). La risoluzione approvata fu di compromesso tra le varie posizioni e impegnò i partiti aderenti a fare del loro meglio per impedire la guerra ma, qualora questa fosse scoppiata, a fare il possibile per concluderla al più presto e ad approfittare dell’occasione per muoversi e provocare la caduta del capitalismo. Vennero discusse anche la questione coloniale; i rapporti tra i partiti socialisti e i sindacati; l’emigrazione e la questione femminile (voto alle donne). Si tenne anche una Conferenza internazionale delle donne socialiste, con 58 delegate di 13 paesi e numerose osservatrici, nel quale fu deciso di creare un Ufficio di informazione internazionale delle donne socialiste. Clara Zetkin fu eletta segretaria, e la rivista “Die Gleichhit” da lei redatta e edita a Stoccarda fu designata organo del movimento internazionale delle donne socialiste.
- VIII Congresso, a Copenhagen (28 agosto-3 settembre 1910). I paesi rappresentati sono diventati 336, i delegati 896 (tra cui Lenin, mancava Bebel per malattia). Viene ripreso il dibattito sullo sciopero generale contro la guerra (che era stato taciuto nella risoluzione di Stoccarda), ma nella risoluzione finale ci fu solo la conferma di Stoccarda con uno slittamento a destra verso il pacifismo borghese e l’azione parlamentare come fulcro della propaganda contro la guerra. Si dibatterono, inoltre, i rapporti tra i partiti socialisti e il movimento cooperativo; nonché la legislazione industriale e sociale, comprese misure a favore dei disoccupati. La risoluzione su quest’ultimo punto formulò una piattaforma rivendicativa che comprendeva: giornata di 8 ore; proibizione del lavoro dei minori di 14 anni e abolizione del lavoro notturno, salvo casi speciali; riposo settimanale continuato di almeno 36 ore; abolizione del truck-system; diritto di coalizione; ispezioni nei luoghi di lavoro in collaborazione di rappresentanti dei lavoratori; un sistema generale di assicurazione obbligatoria la cui amministrazione dovrebbe essere affidata alle organizzazioni operaie e la cui spesa doveva essere a carico del padronato; ecc. Si tenne anche la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, composta da 100 delegate di 17 paesi, la quale elesse ancora Clara Zetkin quale sua segretaria. Vennero discussi gli aspetti organizzativo, politico (suffragio universale femminile), sociale (lotte per il miglioramento della donna lavoratrice).
- Congresso straordinario a Basilea (24-25 novembre 1912). Era stato convocato per discutere come affrontare la lotta contro il pericolo incombente di una guerra mondiale, la cui minaccia si era ancor più aggravata dopo l’inizio della prima guerra balcanica. Presenti 555 delegati (di cui 6 russi del Posdr). Nella seduta del 25 fu approvato un manifesto contro la guerra, nel quale si raccomandava ai socialisti di sfruttare la crisi economica e politica provocata dalla guerra per battersi per la rivoluzione socialista. Non ebbe successo il tentativo di V.Adler e K. Kautsky, non pronunziatisi né a favore né contro la guerra, di mantenere in vita l'organizzazione sotto il nome di Unione internazionale socialista o Internazionale di Vienna (detta spregiativamente dai comunisti "Internazionale due e mezzo").
- 1914, nell’agosto a Vienna si sarebbe dovuto tenere il IX Congresso (X se si include quello straordinario di Basilea), che non si tenne per lo scoppio della guerra (28 luglio) e per l’appoggio datole dai singoli partiti aderenti (4 agosto: voto ai crediti di guerra da parte dei parlamentari del Posd tedesco).
* * *
- 1915 (5-8 settembre), I Conferenza internazionale socialista a Zimmerwald (vicino Berna, Svizzera). Si riunisce l’opposizione organizzata contro la guerra. Vi fu un’aspra lotta tra gli internazionalisti rivoluzionari capeggiati da Lenin e la maggioranza kautskiana, capeggiata dal tedesco G.Ledebour. Fu approvato un Manifesto, firmato da Georg Ledebour, Adolf Hoffmann (Germania); A. Bourderon, A. Merrheim (Francia); G.E. Modigliani, Constantino Lazzari (Italia); Lenin, Pavel Axelrod, M. Bobrov (Russia); St. Lapinski, A. Warski, Cz. Hanecki (Polonia); per l’Inter-Balkan Socialist Federation Rakovsky (Romania), Wassil Kolarov (Bulgaria); for Sweden and Norway Z. Hoglund, Ture Nerman, H. Roland-Holst (Olanda); Robert Grimm, Charles Naine (Svizzera).
- 1916 (24-30 aprile), II Conferenza internazionale socialista, a Kienthal. Presenti 7 delegati tedeschi, 7 italiani, 8 russi (tra cui Lenin e Inessa Armand), 5 polacchi, 4 francesi, 5 svizzeri (in tutto 43, di cui 12 appartenenti alla sinistra rivoluzionaria). Su proposta di Lenin, la Conferenza approvò una risoluzione di critica del socialpacifismo del Bsi.
Note
1 La Conferenza di Filadelfia, di scioglimento ufficiale, della Prima Internazionale (1876), nell’appello alla classe operaia, affermava: “Abbiamo rinunciato all’organizzazione dell’Internazionale per ragioni che hanno origine nella presente situazione politica dell’Europa, ma ci accorgiamo invece che i principi della nostra organizzazione sempre più sono adottati dai lavoratori emancipati di tutto il mondo civile. Diamo tempo ai nostri compagni lavoratori dell’Europa di rafforzare le loro organizzazioni nazionali e saranno presto abbastanza forti da rovesciare le barriere sorte tra loro e gli operai delle altre parti del mondo […]. I compagni d’America vi promettono di osservare fedelmente e tener caro ciò che devono all’Internazionale, sin tanto che le circostanze più favorevoli uniscano di nuovo gli operai di tutti i paesi in una lotta comune”. Da Haupt, La II Internazionale, p.8, nota 8 (v. Bibliografia).
2 Diversi furono i tentativi di ricostituire l’internazionale, ma di scarso rilievo. Su convocazione dei belgi, i rappresentanti delle diverse tendenze (dai socialdemocratici marxisti agli anarchici) si ritrovarono nel settembre 1877 a Gand in un “congresso socialista internazionale”. Furono di nuovo i socialisti belgi a proporre, nell’ottobre 1880, di riunire un “congresso universale socialista”, che si sarebbe dovuto tenere a Zurigo nel settembre 1881, ma fu proibito dalle autorità. Si tenne, infine, a Coira, nell’ottobre 1881, con pochi delegati e nessun risultato utile. Si tennero poi a Parigi due “conferenze operaie internazionali”, nell’ottobre-novembre 1883 e nell’agosto 1886. I “possibilisti” (legalitari ultra-riformisti) riunirono a Londra nel novembre 1888 socialisti belgi, danesi, olandesi, oltre ai rappresentanti delle Trade-Unions.
3 In realtà, si tennero a Parigi negli stessi giorni due congressi internazionali paralleli e rivali. Il secondo, indetto dai “possibilisti”, nonostante fosse più numeroso (oltre 600 delegati, di cui più di 500 francesi)), non ebbe successo. Nel dicembre 1890, le due tendenze (“collettivisti”, così si chiamavano allora i marxisti, e “possibilisti”) si fusero, alle condizioni dettate da Engels, che fino ad allora era rimasto scettico sulla effettività della Seconda Internazionale. Tuttavia, questa fusione, a parole su principi rivoluzionari comuni, avvenne in realtà “sulla base della necessità di unire le forze per la conquista di una legislazione sociale, e non del potere politico per costruire la società collettivista. Allo stesso modo, all’inizio del XX secolo, non la strategia rivoluzionaria divenne denominatore comune, ma la comunità di interessi delle tattiche parlamentari.” (Haupt, ibidem, p.17).
4 Entrambe partecipano anche al congresso dei “possibilisti”.
5 Secondo la risoluzione uno sciopero generale veramente completo era impossibile, poiché avrebbe ridotto alla fame gli operai, e non essi soltanto, e che le condizioni necessarie per la riuscita di qualsiasi sciopero di vaste dimensioni erano una solida organizzazione e una disciplina volontaria nelle file del proletariato. La risoluzione continuava dicendo che nessun movimento improvvisato poteva portare all’emancipazione della classe operaia, ma che un ampio sciopero nelle industrie-chiave si sarebbe probabilmente rivelato un eccellente metodo per ottenere importanti riforme sociali. O per difendere dagli attacchi dei reazionari i diritti della classe operaia. Metteva poi in guardia contro la propaganda anarchica dello “sciopero generale”, che tendeva a distrarre gli operai dalla lotta vera e incessante, e cioè dall’azione politica, sindacale e cooperativa; ed esortava gli operai a estendere la loro organizzazione di classe e rafforzare la loro unità, poiché da queste cose dipendeva il successo dello sciopero politico, se un giorno esso fosse parso necessario e vantaggioso.
6 Essi erano (al 1909): Gran Bretagna, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria-Croazia, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Russia, Polonia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Olanda, Belgio, Svizzera, Grecia, Turchia, Serbia, Bulgaria, Romania, Giappone, Africa del Sud, Canada, Messico, Cuba, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Cile, Bolivia, Australia.
Bibliografia
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- Haupt Georges: Lenin e la Seconda Internazionale: carteggio Lenin-Huysmans. (Prefazione di Camille Huysmans). Roma, Samonà e Savelli, 1969, 307 p.
- Kriegel Annie: Le internazionali operaie, 1864-1943. (Confronti antologici da K. Marx ... [et al.] ; a cura di Gian Mario Cazzaniga. Messina; Firenze: D'Anna, 1973. - 189 p.
- Perticone Giacomo: Le tre internazionali. - Roma: Atlantica, stampa 1945. - XV, 374 p.
- Joll, J., (1975). The Second International, 1889-1914. Harper and Row.

Conflittualità operaia? Contestazione studentesca?Sovversione sociale? Lo tsunami del 1968
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